Lunga galleria a volte in pietra di una cantina storica di Marsala con file di grandi botti di rovere
Botti in una cantina storica di Marsala — foto: Michal Osmenda from Brussels, Belgium · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Ci sono vini che prendono il nome da un vitigno, altri da una collina. Il Marsala prende il nome da una città di mare, ed è una scelta che dice molto: la sua storia comincia su una banchina, tra velieri, botti e mercanti arrivati da lontano. Se soggiornate sulla costa a sud di Marsala, vale la pena conoscerla, perché la ritroverete ovunque: nei vigneti che circondano la città, nei grandi bagli sul lungomare, nelle bottiglie sugli scaffali di ogni negozio.

Un mercante inglese e una nave in porto

La storia che si racconta più spesso ha un protagonista preciso: John Woodhouse, commerciante di Liverpool. Nel 1773 approdò a Marsala e assaggiò il vino che i contadini della zona producevano da generazioni, invecchiandolo in botte con un metodo che ricordava quello dei vini liquorosi della penisola iberica, molto amati dagli inglesi. Woodhouse ne caricò una partita per l'Inghilterra e, per farla arrivare integra dopo settimane di navigazione, aggiunse al vino una piccola quantità di acquavite. L'idea funzionò: il vino arrivò in ottime condizioni e piacque.

Da quel carico nacque un commercio stabile. Woodhouse costruì a Marsala il suo stabilimento, il primo di una lunga serie di bagli affacciati sul mare, con i magazzini a volta dove le botti riposavano al fresco.

Ingham, Florio e la grande stagione dei bagli

Dopo Woodhouse arrivò un altro inglese, Benjamin Ingham, che all'inizio dell'Ottocento aprì il proprio stabilimento e allargò i commerci verso nuovi mercati, fino alle Americhe. Pochi anni più tardi entrò in scena una famiglia siciliana destinata a diventare leggendaria: nel 1833 Vincenzo Florio fondò la sua cantina a Marsala, tra quelle degli inglesi.

Fu una rivoluzione anche culturale: il Marsala smise di essere soltanto un affare di mercanti stranieri e diventò un orgoglio siciliano. Attorno ai bagli crebbero botteghe di bottai, magazzini, piccole industrie, e il nome della città cominciò a girare il mondo sulle etichette. Ancora oggi, percorrendo la zona del porto, si riconoscono i grandi edifici in pietra chiara di quegli stabilimenti storici.

La DOC e le uve del territorio

Un vino così famoso ha finito per essere imitato un po' dappertutto. Per proteggerlo, il Marsala è stato tra le prime denominazioni riconosciute in Italia: la DOC Marsala risale al 1969 e fissa regole precise sulla zona di produzione, che comprende gran parte della provincia di Trapani (esclusi alcuni comuni e le isole), sulle uve e sui tempi di invecchiamento.

Per i Marsala color oro e ambra si usano soprattutto uve bianche come Grillo, Catarratto, Inzolia e Damaschino; per il rubino uve rosse come Perricone, Nero d'Avola e Nerello Mascalese. Il Grillo in particolare è considerato l'anima del Marsala più classico, e oggi viene vinificato con successo anche come bianco secco da pasto.

Come orientarsi tra Fine, Superiore e Vergine

Davanti a uno scaffale di Marsala ci si può sentire un po' spaesati. In realtà basta ricordare tre chiavi di lettura: il colore, la dolcezza e soprattutto l'invecchiamento.

  • Colore: oro, ambra (ottenuto con l'aggiunta di mosto cotto) e rubino.
  • Dolcezza: secco, semisecco e dolce, a seconda degli zuccheri residui.
  • Fine: il più giovane, con almeno un anno di invecchiamento; è quello che si usa spesso anche in cucina.
  • Superiore: almeno due anni di affinamento; con quattro anni diventa Superiore Riserva.
  • Vergine (detto anche Soleras): sempre secco, senza aggiunta di mosto cotto né di mistella, con almeno cinque anni in legno; con dieci anni diventa Stravecchio o Riserva.

Il Vergine è il Marsala più austero e secco, quello che fa ricredere chi lo considera solo un vino da dessert. Viene tradizionalmente affinato con il metodo detto in perpetuum: le botti vengono rabboccate nel tempo con vino più giovane, così che in ogni bicchiere convivano annate diverse.

Consiglio pratico: per un primo assaggio provate un Superiore secco come aperitivo e un Vergine con formaggi stagionati; il Fine dolce, invece, dà il meglio con la pasticceria di mandorle.

Il Marsala a tavola e in cucina

Il Marsala non è soltanto un vino da meditazione. Nella cucina italiana è l'ingrediente delle scaloppine al Marsala, dello zabaione e di molti dolci al cucchiaio; in Sicilia accompagna la pasticceria secca, i biscotti alle mandorle, i cannoli. I Marsala secchi, serviti freschi, sono sorprendenti con i formaggi stagionati e con la frutta secca.

Se volete visitare uno degli stabilimenti storici, informatevi direttamente sui siti ufficiali delle cantine per modalità, giorni e prenotazioni, che cambiano durante l'anno. E ricordate che qui il vino si beve con calma: un bicchiere al tramonto, dopo una giornata al mare, è il modo più semplice per capire perché questo vino è nato proprio su questa costa.

Un bicchiere di Marsala, a cento passi dal mare

Cento passi dal mare è una casa vacanze indipendente a circa 7 km in linea d'aria dal centro storico di Marsala, con cortile esterno e salottino per le serate all'aperto: il posto giusto per un calice dopo il mare.